Sambuca di Sicilia

Sambuca di Sicilia

Sambuca di Sicilia, Borgo più bello d’Italia 2016

La Sicilia è ricca di storia e di piccoli e splendidi borghi. Non a caso anche lo scorso anno, per la terza volta, è stato un paese siciliano ad aggiudicarsi il titolo di Borgo dei Borghi 2016. Negli anni passati era toccato a Gangi (Pa) e a Montalbano Elicona (Me) rivestire il ruolo di borgo più bello d’Italia. Il titolo per l’anno 2016 è spettato invece a un paese dell’agrigentino, Sambuca di Sicilia.

Fondato nel IX secolo dall’emiro saraceno Al Zabut, il piccolo paese collinare mantiene intatto il suo impianto medioevale a fuso. Il primo nucleo del paese era costituito dal castello edificato dallo stesso Emiro, del quale sopravvivono le due torri riconvertite nei campanili della Chiesa di San Giorgio e della Matrice. L’impianto abitativo era costituito dai Vicoli Saraceni, li Setti Vaneddi, protagonisti oggi di un tentativo di restauro grazie a un importante investimento che porterà alla luce un innovativo progetto di albergo diffuso.

La fiorente Zabut (sarà questo il nome di Sambuca fino all’avvento del fascismo) diventa nei secoli successivi un punto di riferimento e di attrazione. Solo nella prima metà del Settecento si assiste al deperimento del castello, prima trasformato in prigione feudale poi divenuto preda di privati e vandali che lo saccheggiano ripetutamente, tanto che oggi dell’antica costruzione resta solo lo splendido Terrazzo Belvedere.

A pochi passi dal terrazzo più alto del paese si trova la Chiesa della Matrice, in parte distrutta dal terremoto e da poco riaperta al pubblico dopo i lavori di messa in sicurezza. Pur mancando gli eleganti stucchi e la pavimentazione, la chiesa si presenta maestosa agli occhi di chi la visita a partire dalla sua imponenza:  una gradinata centrale permette l’accesso alla navata principale, mentre la facciata è costituita da basamenti ciclopici di pietra tufacea. Il prospetto è ricco di elementi rinascimentali e barocchi, mentre la punta del campanile a guglia piramidale è decorata con un mosaico di ceramica policromo, difficile da trovare nelle architetture coeve dell’isola.

I segni del passaggio dei Saraceni sono visibili anche nell’area del lago Arancio, bacino costruito nel Novecento per venire incontro alle esigenze degli agricoltori locali. Qui infatti si trova, spesso sommerso dalle acque, il fortino di Mazzallakkar, costruito dagli Arabi a scopo difensivo. Medesima funzione doveva svolgere inizialmente il Palazzo Panitteri, costruito come torre di avamposto del castello di Zabut e solo successivamente adibito a dimora nobiliare. Il Palazzo è caratterizzato da linee tardo-rinascimentali e barocche (visibili in particolare nel maestoso portale recante lo stemma della famiglia). Oggi il Palazzo ospita il prestigioso Museo Archeologico Regionale di Monte Adranone.

Monte Adranone custodisce testimonianza di un insediamento indigeno risalente alla media età del bronzo e del bronzo finale. Ancora visibile la vasta cinta muraria e le basi delle abitazioni, nonché oggetti realizzati in ceramica rossa a stralucido.

Lungo il Corso principale non si può non fare una sosta alla Chiesa del Carmine, santuario che custodisce il prezioso simulacro marmoreo di Maria SS. dell’Udienza, all’ex monastero di Santa Caterina e al Teatro L’Idea. L’ex monastero femminile, ora adibito a museo che custodisce le prestigiose sculture tessili dell’artista francese Sylvie Clavel, è adiacente alla Chiesa di Santa Caterina, prezioso esempio dell’arte barocca in Sicilia.

Gioiello e orgoglio della comunità sambucese è lo splendido Teatro Comunale L’Idea, costruito fra il 1848 e il 1851 da un gruppo di borghesi sambucesi. Passato in un secondo momento nelle mani del Comune, il teatro è decorato in stile liberty e dotato di una platea e di tre ordini di palchi. Concludiamo la nostra visita a Sambuca nella Chiesa di San Calogero, oggi adibita a pinacoteca. L’edificio ospita le opere donate al Comune dal pittore locale Gianbecchina, uno degli artisti più importanti del panorama siciliano.