Mozia

Mozia

Era situata su un’isola che dista sei stadi dalla Sicilia ed era abbellita artisticamente in sommo grado con numerose belle case, grazie alla prosperità degli abitanti. 

Scriveva così, parecchi secoli fa, Diodoro Siculo parlando dell’isola di Mozia. E se è vero che non si può apprezzare l’Italia senza aver visitato la Sicilia, è altrettanto vero che non si può apprezzare la Trinacria se non si conoscono le isole degli arcipelaghi che la circondano. Scopri la Sicilia oggi ci porta nelle isole dello Stagnone, con una tappa speciale a Mozia.

Lo Stagnone è la laguna più vasta della Sicilia. Qui le acque del mare non scendono oltre i due metri e le piccole isole che lo circondano fanno parte della riserva naturale regionale delle Isole dello Stagnone di Marsala. San Pantaleo, meglio conosciuta come Mozia, Isola Grande, Schola e Santa Maria sono i loro nomi. Ed è proprio della prima che vogliamo parlarvi.

Mozia era un’antica colonia fenicia, della quale ancora oggi sono visibili alcuni resti. Almeno quelli che non sono stati sommersi dalle acque che da allora ad oggi si sono alzate di circa 50 centimetri. Anticamente, una strada, anch’essa in parte sommersa, collegava la piccola isola alla terraferma.

Il suo nome, nella lingua dei Fenici, significa “filanda” in riferimento alla principale attività dell’isola dopo il commercio, la lavorazione della lana appunto. Il nome San Pantaleo, invece, risale all’ XI secolo, quando l’isola fu donata dai Normanni all’abbazia di Santa Maria della Grotta di Marsala: furono i monaci basiliani di Palermo a dare all’isola il nome del santo fondatore del loro ordine.

La sua posizione che la fece diventare uno dei principali punti di attracco delle navi in rotta nel Mediterraneo, causò anche la sua distruzione e il successivo abbandono. Solo agli inizi del Novecento, infatti, l’isola tornò a vivere: Joseph Whitaker, un archeologo di origine inglese, la acquistò e promosse i primi scavi archeologici, riportando alla luce le sue bellezze.

Tra queste: il santuario fenicio-punico del Cappiddazzu, parte della necropoli arcaica, la cosiddetta Casa dei Mosaici, l’area del tofet ovvero il santuario a cielo aperto, Porta Nord e Porta Sud e la Casermetta.

Ma la bellezza di Mozia non sta solo nei resti di un tempo perduto, ma soprattutto nel suo mare e nel suo paesaggio: sull’isola una ricca vegetazione, in particolare quella tipica della macchia mediterranea, cresce rigogliosissima, in particolare in primavera, creando suggestive zone d’ombra ed emanando profumi che inebriano l’olfatto dei visitatori.