Caporalato, controlli nel ragusano. Scattano le manette per un imprenditore

Caporalato, controlli nel ragusano. Scattano le manette per un imprenditore

L’operazione della polizia di Stato nei territori di Vittoria, Santa Croce, Modica e Acate ha portato anche alla sospensione di tre aziende. Sedici i lavoratori in nero che prendevano meno della metà di quanto gli spetterebbe.

Un imprenditore agricolo arrestato a Vittoria, dieci denunciati per sfruttamento di manodopera nella provincia di Ragusa, 13 aziende controllate di cui solo quattro a norma e tre sospese, 16 lavoratori in nero. È questo il bilancio siciliano dell’operazione contro il caporalato condotta dalla polizia in diverse parti d’Italia nei giorni scorsi.

Nell’Isola i territori interessati sono stati quelli di Santa Croce Camerina, Modica, Vittoria e Acate. In questo quadrilatero sono stati identificati 116 braccianti agricoli (55 rumeni di cui 27 donne, 28 centro-africani di cui due donne, sette albanesi, una donna polacca e 25 italiani di cui due donne).

La Squadra Mobile di Ragusa, insieme agli agenti dei commissariati di Comiso, Modica e Vittoria, hanno condotto l’operazione Freedom. La stessa che ha portato a eseguire blitz in aziende di Caserta, Foggia, Latina, Potenza e Reggio Calabria.

L’obiettivo era il contrasto dello sfruttamento di migranti irregolari costretti per pochi euro a lavorare con orari pesantissimi, in condizioni anche igieniche disumane, senza alcun giorno di riposo o altro diritto garantito. Per quanto riguarda la provincia di Ragusa, a Vittoria è stato arrestato e posto ai domiciliari Francesco Micciché, imprenditore agricolo di 55 anni. È questo il caso più grave di sfruttamento di manodopera riscontrato.

Gli operai ascoltati dagli investigatori hanno raccontato di lavorare nell’azienda di Miccichè e che quest’ultimo «offriva loro di dormire in casette fabbricate senza alcun minimo rispetto delle normative sull’edilizia, oppure li prelevava presso i loro domicili, forniva le indicazioni, impartiva gli ordini, organizzava il lavoro all’interno dell’azienda e li pagava». I braccianti hanno riferito di lavorare almeno otto ore al giorno nelle serre per una paga giornaliera di 25 euro (non 59 così come previsto) corrisposti ogni settimana con denaro contante, di non godere di nessun periodo di ferie (alcuni, addirittura, hanno affermato, così come già riscontrato, di sconoscere il significato della parola) e non aver mai frequentato un corso sulla sicurezza o una visita medica. Fortissimo il timore di essere licenziati, sia qualora avessero richiesto un aumento della paga, sia nel caso in cui l’efficienza nel lavoro non avesse soddisfatto le esigenze dell’incaricato alla loro vigilanza.

L’arresto di Micciché si aggiunge a quello di altri due soggetti, i fratelli Angelo a Valentino Busacca, dello scorso 23 giugno. Inoltre negli ultimi giorni sono state denunciate quattro persone a Santa Croce Camerina, due ad Acate e tre a Vittoria. «Questi – sottolinea la squadra mobile di Ragusa – seppur indagati per lo stesso titolo di reato, non hanno violato la norma in modo così grave da giustificarne l’arresto». L’Ispettorato del Lavoro, alla fine delle verifiche, parla di illeciti amministrativi con sanzioni per circa 60 mila euro. Tre attività imprenditoriali sono state sospese in attesa che regolarizzino la posizione di tutti i 16 lavoratori assunti in nero.

Fonte: MeridioNews